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Da Pian Neiretto al Rifugio Fontana Mura

Oggi vi porto all’interno del Parco Regionale Orsiera-Rocciavrè per raggiungere il Rifugio Fontana Mura, un rifugio risalente ai primi anni ’90 che prende il nome dalla sorgente del fiume Sangone (in origine Fontana Moura), che sgorga nelle vicinanze della struttura.

Il Rifugio è collocato a quota 1726 m in località Alpe Sellery superiore ed è raggiungibile a piedi partendo da Pian Neiretto in località Forno di Coazze.

Raggiungete la partenza del sentiero a Pian Neiretto. E’ presente un parcheggio riservato ai fruitori dell’Alpe Sellery. Ecco qui le indicazioni per il navigatore.

Lasciata l’auto, troverete più avanti una bacheca con le indicazioni per il Rifugio Fontana Mura.

Si tratta di un’escursione abbastanza semplice, che richiede comunque gambe allenate.

Di seguito qualche informazione utile per l’escursione:

Altitudine di partenza: 1.145 m

Altitudine massima: 1.726 m

Dislivello: 591 m

Lunghezza: 12,36 km

Durata: 2.50 h (totale)

Cani: Si

Data escursione: 25/06/2022

Traccia GPS

La prima parte del sentiero è immersa nel bosco e alterna strada asfalata e strada seterrata e sale gradualmente con tratti abbastanza pendenti.

Non perdetevi la bellissima cascata dell’Oasi Leuja Scura. Troverete l’indicazione sul sentiero e si raggiunge in pochi minuti.

All’uscita del bosco si lascia a sinistra il sentiero per il Rifugio Palazzina Sertorio e si prosegue sulla destra sulla strada agro-silvo-pastorale fino al terzo tornante. 

Ad un certo punto la vista si apre ad un panorama incantevole.

Dopo una serie di tornanti si arriva ad un bivio. Potete continuare sulla strada passando dall’Alpeggio Sellery inferiore (via più lunga ma più facile) oppure imboccare il sentiero n. 414 (cartello Alpe Sellery superiore) (via più veloce ma più ripida).

Noi abbiamo scelto di percorrere il sentiero più ripido e ciò ci ha permesso di godere appieno della natura incontaminata del luogo. Abbiamo infatti camminato tra mucche e caprette.

Dal bivio abbiamo impiegato all’incirca 30 minuti per raggiungere il Rifugio.

Al Rifugio Fontana Mura abbiamo gustato un ottimo pranzetto con vista su tutta la Val Sangone, su Torino e sull’inconfonidibile Monte Musinè.

Il Rifugio Fontana Mura inoltre può essere utilizzato come base per la notte per salire sopra i 2000 m al Colle della Roussa e scoprire i sentieri tra le vette del Parco Regionale Orsiera-Rocciavrè con i suoi laghi Rouen (2391 m), Sottano e Soprano (2200 m c.a).

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Alla scoperta delle dolomiti della Valle Stretta con destinazione Lago Lavoir

La Valle Stretta è una valle franco-italiana delle Alpi Occidentali a due passi da Bardonecchia in Provincia di Torino. Dal 1947 è infatti diventata territorio francese, essendo stata accorpata al Comune di Névache.

La Valle Stretta è una vera e propria valle incantata ricca di laghi, boschi, alpeggi, distese di prati e maestose montagne che per la loro conformazione vengono chiamate le “dolomiti della Valle Stretta”, prima fra tutte il Monte Thabor.

La Valle Stretta è una meta ideale per passare una giornata a contatto con la natura. In questa zona sono diverse le escursioni e le passeggiate che si possono intraprendere. Una di queste conduce al Lago Lavoir e oggi voglio portarvi proprio lì.

L’escursione per raggiungere il Lago Lavoir è abbastanza impegnativa. C’è da dire però che i panorami mozzafiato che vedrete vi ricompenseranno della fatica fatta.

Purtroppo il Lago Lavoir non è mai segnalato sui cartelli lungo il tragitto se non nella parte finale. Quindi occorre fare attenzione. La prima parte del sentiero è in comune con quella del Lago Verde e dunque occorre seguire le indicazioni per il Lago Verde e non sbaglierete.

Di seguito alcune indicazioni tecniche:

Altitudine di partenza: 1760 m

Altitudine di arrivo: 2281 m

Difficoltà E

Segnavia: lago lavoir non segnalato!!!

Durata: 2.30-3 h (solo andata)

Dislivello: 570 m

Distanza: 13 km

Data escursione: 4 giugno 2022

Cani: Si

Raggiungete con l’auto il parcheggio in prossimità delle Granges de la Vallée Etroite, oltrepassate il rifugio Re Magi e proseguite lungo la stradina sterrata seguendo le indicazioni per il Lago Verde.

Al bivio per il Lago Verde (troverete un cartello in legno con su scritto “benvenuti al Lago Verde”), prendete la strada sterrata a sinistra sino ad arrivare Piano della Fonderia.

Il Pian o Ponte della Fonderia, nome derivato dall’antica miniera di ferro Blanchet, ora abbandonata, offre una bella vista sulla cascata del ruscello formato dal Lavoir e dagli altri laghetti del pianoro sovrastante.

Dal Piano delle Fonderia continuate sulla strada sterrata a sinistra che sale e arriverete dopo una serie di tornanti alla Maison des Chamois (2065 m.), una colonia della Diocesi di Nichelino che in origine era utilizzata dagli minatori della vicina miniera di ferro.

Proseguite sul sentiero e oltrepassate la Maison. Dopo la ripida salita noterete sulla destra una Madonnina e una croce in legno.

Arrivati ad un ponticello di legno (Ponte delle Planche 2204 m.), tenete la sinistra per costeggiare così il torrente che vi porterà in circa mezz’ora nella conca Lavoir.

Arrivati al Lago Lavoir, ciò che colpisce non è il lago di per sè, ma il paesaggio da cartolina che lo circonda.

Il Lago infatti è collocato in una conca circondata da imponenti montagne e distese di prati verdi e fiori. Uno spettacolo per gli occhi!!

Al rientro seguite il medesimo percorso.

Invece che passare dal fiume, potete intraprendere una piccola scorciatoia che vi farà arrivare in poco tempo proprio sopra alla Maison des Chamois.

La luce pomeridiana al rientro renderà i panorami ancora più meravigliosi.

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Da Bousson al Lago Nero in due versioni: estiva ed invernale

Siete mai stati nello stesso posto in due stagioni diverse?

E’ pazzesco come in ogni stagione la natura si trasformi e lo stesso luogo prenda colori e sembianze diverse.

Oggi vi faccio conoscere il Lago Nero di Cesana in due versioni: estiva ed invernale.

Il Lago Nero è un lago alpino che si trova ai piedi del Col Saurel, in alta Val di Susa. È situato a 2020 metri, a pochi chilometri dal confine francese, nel Comune di Cesana, in provincia di Torino.

Il punto di partenza della nostra escursione è Bousson, cittadina dell’alta Val Susa caratterizzata da abitazioni rustiche e nota per la Casa delle Lapidi, un edificio del 1600 che deve il suo nome alle numerose epigrafi incise sulle lapidi delle sue pareti, la cui funzionale originale è ancora un mistero. Un tempo diroccata, dopo il recupero funzionale del 2015 è diventato un piccolo museo etnografico visitabile gratuitamente.

Di seguito alcune informazioni tecniche dell’escursione:

Altitudine di partenza: m 1440


Altitudine massima: m 2021

Dislivello: m 600

Distanza: km 5,5

Durata: 2 h 30 (solo andata)

Segnavia rombo rosso/Itinerario n. 5


Giro ad anello: Si

Cani: Si

Parcheggiate l’auto all’uscita del paese di Bousson. Poco dopo il ponte, infatti, si trova un parcheggio sterrato sulla destra (ecco le coordinate del parcheggio).

Intraprendete la salita sulla destra del parcheggio e al bivio prendete il sentiero S.D.F. sulla sinistra.

Il sentiero sulla destra è la strada militare più lunga, che in estate è percorribile in auto.

Al bivio prima del ponte svoltate a destra per Capanna Mautino.

Il sentiero è quasi tutto immerso nel bosco ed è abbastanza ripido fino alla fine della strada carrozzabile. Non lo consiglio a famiglie con bambini.

Il Lago Nero deve il suo nome alla colorazione delle sue acque, un colore cupo che assomiglia a quello del piombo. Secondo la leggenda in profondità ci sarebbero tesori militari sepolti sotto il fango.

Poco distante dal lago si trova il santuario dedicato alla Madonna del Lago Nero e il rifugio Capanna Mautino, che può essere un buon punto d’appoggio per rifocillarsi.

Altrimenti io vi consiglio di fare rifornimento prima dell’escursione alla Macelleria Gastronomia di Cesana, dove preparano ottime focaccine con salumi e formaggi del posto e hanno buonissime birre artigianali. Per noi è una tappa fissa!

Nei mesi invernali l’itinerario da Bousson al Lago Nero è adatto per le escursioni con gli sci da fondo, con gli sci alpinismo e con le ciaspole.

Ecco qualche foto della nostra ciaspolata dello scorso gennaio, quando tutto era bianco e il Lago era completamente sommerso dalla neve.

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Dalla Valle Argentera al Colle Rodoretto

Eccovi servita una proposta di trekking per maggio.

Vi porto in Valle Argentera, una valle alpina secondaria rispetto alla Val di Susa situata nella parte occidentale del Piemonte, a ponente di Torino, all’interno del territorio del Comune di Sauze di Cesana.

Un tempo questa Valle era utilizzata per il contrabbando del sale tra l’Italia e la Francia. Quindi è una Valle non solo bellissima dal punto di vista paesaggistico, ma è anche ricca di storia.

Da giugno a settembre per accedere alla Valle con i mezzi motorizzati è richiesto un pedaggio di € 5,00 per ciascun mezzo. Il pedaggio viene riscosso località Ponte Terribile ad un chiosco in legno proprio sulla strada che scende per la Valle dalla statale.

Dalla Valle Argentera partono diversi sentieri. Uno di questi porta al Colle Rodoretto, sentiero poco conosciuto, ma con un panorama mozzafiato.

Di seguito alcuni dati tecnici dell’escursione:

Quota partenza: 2075 m

Quota arrivo: 2777 m

Dislivello: m 700

Durata: 2 h 30 al Colle

Difficoltà E

Segnavia 608

Data escursione: Maggio 2021

Arrivati in fondo alla Valle Argentera (si può arrivare a piedi oppure si può parcheggiare l’auto nei numerosi parcheggi lungo la strada) prendete il bivio per il Rifugio Alpe Plane attraversando il ponte sulla sinistra.

Il sentiero per il Colle Rodoretto è segnalato con il segnavia n. 608 e inizia con una stradina sterrata di notevole pendenza fino al Rifugio Alpe Plane per poi addolcirsi fino ad incontrare prati fioriti, montagne innevate, ruscelli e cascate.

Dopo il ponticello in legno si arriva ad un bivio. Prendete il sentiero sulla sinistra.
Il segnavia 608 che conduce al colle lo si incontra dopo alcuni km. Noi abbiamo deciso di proseguire dritto, perché sul Colle Rodoretto c’era ancora neve. Siamo arrivati fino in fondo dove c’era un ghiacciaio e abbiamo fatto picnic accanto al fiume con intorno a noi alcune marmotte che giocavano.

Al ritorno abbiamo avuto un incontro molto ravvicinato con due marmotte appena svegliate dal letargo. È stata un’esperienza indimenticabile!!!

Ecco quattro curiosità sul letargo delle marmotte:
1) durante il letargo la temperatura della marmotte scende sotto i 5° e il cuore rallenta da 130 a 15 battiti al minuto;
2) chiudono l’ingresso della loro tana con un tappo costituito da paglia, terriccio e rametti;
3) quando si svegliano dal letargo marmotta è molto magra e provata (possono essere talmente intontite da potersi avvicinare ad un metro senza che ti vedano);
4) quando si svegliano dal letargo il colore del pelo tende al giallastro.

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Lo spettacolo teatrale di Villa Durazzo Pallavicini

In occasione della festa del papà ho visitato con la mia famiglia Villa Durazzo Pallavicini, una dimora storica genovese situata a Pegli, una piccola cittadina sul mare in Provincia di Genova.

Il parco della Villa è un’eccellenza nell’ambito del giardino storico romantico italiano ed europeo ed è stato nominato nel 2017 “Parco più bello d’Italia”.

E’ stato realizzato fra il 1837 e il 1846, su commissione del Marchese Ignazio Pallavicini, secondo il progetto dell’architetto Michele Canzio, all’epoca scenografo del Teatro Carlo Felice, che ha creato una vera e propria rappresentazione teatrale che si sviluppa per otto ettari sul fianco di una collina con vista mare.

Il percorso di 2,5 km della durata di 3 h circa, strutturato su un racconto teatrale, è articolato in prologo, antefatto, tre atti, ognuno composto da quattro scene, ed esodo finale. Il Marchese era un appassionato di teatro e voleva immaginare il suo parco come un lungo dramma teatrale che il visitatore avrebbe percorso dal prologo fino all’esodo. 

Il primo atto rappresenta il ritorno alla natura.

Il Parco vanta 150 specie di piante diverse, tra cui piante esotiche, piante succulente, pini lecci e molte altre specie che contribuiscono a rappresentare la scenografia.

All’interno del Parco, inoltre, potrete ammirare uno dei camelieti più importanti d’Europa.

Il camelieto di Villa Pallavicini è stato realizzato nel 1856 ed è un viale di 200 metri con alberi di camelie che superano i 6 metri.

Il secondo atto rappresenta il recupero della Storia.

Rimarrete incantati dai giochi di luce del Castello del Capitano

 Il terzo atto è quello della Purificazione.

Il percorso inizia all’interno della Grotta degli Inferi, che rappresenta l’Inferno. Le grotte sono artificiali, ma sono state realizzate con stalattiti e stalagmiti provenienti da vere grotte carsiche della Liguria.

Usciti dalle grotte si arriva alla scenografia del Lago grande, nel mezzo del quale si trova il Tempio di Diana, immagine catartica del Paradiso. Questo è il posto più romantico del Parco!

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Una passeggiata lungo il Ru d’Arlaz

Avete mai camminato lungo un Ru valdostano?

Cosa sono i Ru? I Ru sono dei canali irrigui costruiti in Valle d’Aosta tra il XIII e XV secolo per portare le acque dei torrenti e dei ghiacciai nelle zone più aride della Regione, assicurando lo sviluppo della vite, dei prati e favorendo perciò l’allevamento.

In questo articolo costeggeremo il Ru d’Arlaz, un’imponente opera idraulica edificata intorno al XIV secolo per volontà dei signori di Challand per il sostentamento e lo sviluppo delle attività agricole della zona.

Il Ru d’Arlaz ancora oggi è in grado di assicurare la fornitura di acqua ad uso agricolo ad un territorio piuttosto vasto compreso tra i comuni di Brusson, Challand-Saint-Anselme, Challand-Saint-Victor, Montjovet fino all’inizio del comprensorio di Saint Vincent.?

Per l’inizio della passeggiata abbiamo lasciato l’auto nel parcheggio sterrato sul Colle d’Arlaz e abbiamo intrapreso il sentiero n. 30 in direzione La prise d’eau.

Il sentiero è quasi totalmente pianeggiante e su strada sterrata, a parte un breve tratto asfaltato che attraversa il borgo di Orbeillaz. Si presta pertanto a famiglie con bambini.

Ecco qualche informazione tecnica:

Località di partenza: Colle d’Arlaz (1031 m)

Località di arrivo: Arcesaz (1132 m)

Dislivello: 139 m

Durata: 2.30 h circa (andata)

Difficoltà: T

Segnavia n. 30

Lunghezza: 15 km

Nella prima parte il sentiero è immerso in un bosco di conifere e latifoglie.

Dopo un pò abbiamo attraversato un passaggio sotto le condotte della centrale idroelettrica. Sono ancora visibili i binari del trenino.

Ad un certo punto il panorama si apre ad un bellissimo scorcio.

Dopo un pò siamo giunti al Borgo di Orbeillaz con la sua Chiesetta, le bellissime case e le fontane.

Da qui il sentiero è più aperto e parte il percorso salute con numerosi attrezzi e giochi divertenti come scale e tunnel.

Noi siamo arrivati ad Arcesaz, ma il Ru d’Arlaz continua fino a Ponteille.

Al ritorno abbiamo intrapreso la strada dell’andata.

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Un Weekend all’insegna dell’avventura e del relax in Val Pellice – parte 2

Il nostro risveglio allo Chalet L’ontano Sulle Alpi è stato unico ed emozionante.

Che cosa volere di più se non svegliarsi alla mattina e fare colazione con questa vista mozzafiato sulle montagne?!

Attirati dalle recensioni super positive, il secondo giorno del nostro Weekend in Val Pellice abbiamo deciso di raggiungere il Rifugio Willy Jervis da Villanova, piccola borgata di Bobbio Pellice.

Abbiamo lasciato l’auto nel parcheggio di Villanova. Il parcheggio è a pagamento (3 € al giorno). Il biglietto si fa alla Trattoria di Villanova se aperta.

Ad accoglierci a Villanova una bellissima cascata.

Attraversata la borgata di Villanova siamo giunti ad un bivio che indica due percorsi di differente difficoltà per raggiungere il Rifugio Willy Jervis.

Il percorso sulla destra è più semplice ed è su mulattiera, mentre il percorso sulla sinistra al di là del ponte è più difficile (all’ombra).

Noi abbiamo intrapreso il sentiero più semplice anche perché soleggiato.

Ecco qualche informazione tecnica:

Altitudine di partenza: 1225 m

Altitudine massima: 1732 m

Dislivello: 500 m circa

Segnavia n. 115

Lunghezza: 8 km

Durata: 1h 40 (solo andata)

Cani: SI

Nella prima parte il sentiero è su mulattiera e sale abbastanza rapidamente.

In circa mezz’ora si giunge sulla strada carrozzabile.

Nei mesi estivi è possibile raggiungere il Rifugio Willy Jervis in auto lungo la strada carrozzabile sterrata. L’accesso è garantito in fasce orarie dedicate ad un numero limitato di auto, previo acquisto dell’eco pass.

Da qui la pendenza si addolcisce e in poco tempo si raggiunge la meravigliosa cascata del Pis, che in inverno diventa una palestra per gli scalatori.

Di fronte alla cascata del Pis abbiamo fatto qualche foto su un ponticello in stile tibetano.

Dalla cascata in poi il sentiero sale dolcemente. Abbiamo seguito la carrozzabile fino alla Conca del Prà.

La Conca del Prà, dove un tempo sorgeva il Lago del Prà, è un incantevole pianoro lungo circa 3 km percorso dal torrente e circondato da montagne e fa parte dell’Oasi faunistica del Barant.

In questa zona nelle umide giornate estive è possibile ammirare la Salamandra Lanzai, una specie protetta di anfibio presente unicamente nelle Alpi Cozie sud occidentali e nel Queyras in Francia.

Avevamo sentito parlare molto bene della polenta del Rifugio Willy Jervis, ma non ci aspettavamo una simile squisitezza.

Degne di nota la polenta concia rivisitata con le spezie e la crostata della casa.

Si è concluso così il nostro Weekend in Val Pellice.

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Un Weekend all’insegna dell’avventura e del relax in Val Pellice – parte 1

Questo articolo è un pò diverso da tutti gli altri, perché vorrei raccontarvi del bellissimo weekend all’insegna dell’avventura e del relax che ho trascorso qualche giorno fa in Val Pellice.

Tutto è partito dall’esigenza di cambiare aria e di allontanarmi dalla città. Io che sono sempre stata un’amante della vita cittadina, da quando mi sono avvicinata al mondo dell’escursionismo, sempre di più sento la necessità di stare in mezzo alla natura e di fuggire dalla città appena mi è possibile.

Ho iniziato così la ricerca dell’alloggio su Airbnb ed ecco che mi cade l’occhio su un bellissimo Chalet immerso nel bosco. Proprio quello che cercavo!

La nostra oasi di pace e tranquillità l’abbiamo trovata allo Chalet L’ontano sulle Alpi in Borgata Frant in Val Pellice, un caratteristico chalet immerso nel verde e nella quiete con una vista sensazionale sulle montagne della Val Pellice.

Lo Chalet si trova in Borgata Frant ed è un ottimo punto di partenza per diverse escursioni in Val Pellice senza necessità di usare l’auto.

Ed ecco che il primo giorno del nostro weekend abbiamo scelto di partire proprio dallo Chalet per raggiungere il Rifugio degli Invincibili.

Di seguito qualche informazione tecnica:

Altitudine minima: 868 m

Altitudine massima: 1511 m

Dislivello: 667

Lunghezza: 11,61 km

Giro ad anello: Si

Cani: Si

Dallo Chalet abbiamo proseguito a piedi sulla strada sterrata e intrapreso il sentiero per Pertusel (è presente un cartello segnaletico).

Dopo circa 30 minuti di salita abbastanza pendente siamo giunti a Pertusel, una piccola borgata molto carina a quota 1181 m.

Attraversato il paesino, abbiamo intrapreso la mulattiera sulla destra con l’indicazione per Pra La CombaAlpe Caugis. Subito siamo andati dritti sbagliando.

La maggior parte dell’escursione è caratterizzata da un ampio sentiero sterrato, che nella prima parte attraversa un bosco di faggi e betulle per poi aprirsi ad un panorama mozzafiato.

Dopo due tornanti siamo arrivati in prossimità di una casa in pietra. Il sentiero sembrava essere sparito. In realtà era solo coperto da foglie.

Abbiamo superato la casa in pietra e siamo saliti sulla destra fino ad arrivare in cima dove il sentiero è tornato visibile.

Ad un certo punto siamo arrivati ad un bivio e abbiamo preso il sentiero sulla sinistra (non è presente alcuna segnaletica).

Da qui il sentiero si apre ad un panorama meraviglioso su tutta la Valle, che spazia dal Monviso alla pianura del Pinerolese con la Rocca di Cavour, che emerge come se fosse un’isola in mezzo al mare.

Dopo un pò siamo giunti all’incrocio con la sterrata che arriva da Besse e Subiasco (è presente un cartello con varie indicazioni).

Abbiamo seguito le indicazioni per il Rifugio degli Invincibili e dopo un paio di tornanti tra i pascoli siamo giunti a destinazione.

Il rifugio prende il nome dal Vallone degli Invincibili, ultimo nascondiglio dei valdesi durante le persecuzioni dei Savoia nel XVII° secolo.

Nel 1686, infatti, il Duca Vittorio Amedeo II di Savoia avviò una campagna di sterminio contro i valdesi in diverse Valli tra cui la Val Pellice. Un piccolo gruppo di valdesi chiamati appunto “invincibili” cominciò a resistere.

Lungo il sentiero si possono ammirare tipiche costruzioni valdesi che servivano da nascondiglio.

La vista dal Rifugio è incantevole. Abbiamo così deciso di pranzare lì nello spazio all’aperto per godere della meravigliosa vista sul Monviso e sulle montagne valdesi. Purtroppo il menù non mi ha entusiasmato, perchè poco vario.

Per compiere un giro ad anello al ritorno abbiamo intrapreso il sentiero per BodeinaUccioire – Villar Pellice.

In questa parte dell’escursione occorre fare molta attenzione, perchè il sentiero è più stretto ed è spesso coperto da foglie.

Arrivati a Bodeina ci siamo rinfrescati con l’acqua della fontana e siamo subiti ripartiti.

Da qui il percorso è stato un pò avventuroso, perché le indicazioni erano per Villar Pellice, ma noi dovevano arrivare più su in Borgata Frant.

Abbiamo proseguito sulla strada asfaltata fino ad arrivare ad Uccioire, borgata caratterizzata da una meridiana su una casa in pietra con scritto “Lou temp pasa pase lou ben”(il tempo passa passalo bene).

Dopo una serie di tornanti su strada asfaltata abbiamo intrapreso il sentiero sterrato sulla sinistra che sembrava all’apparenza una strada privata.

Sia al primo bivio che al secondo abbiamo intrapreso il sentiero sulla sinistra e siamo risaliti fino alla strada asfaltata sbucando in prossimità delle borgate Cuccuruc e Comba.

In questo tratto abbiamo seguito un pò l”istinto, perché il sentiero in un punto è interrotto da un’abitazione privata. Siamo quindi risaliti sulla sinistra del sentiero attraverdando un prato per raggiungere la strada asfaltata.

Ancora un pò di salita su strada asfaltata e finalmente siamo arrivati al nostro Chalet.

Ed ecco giunto il momento di concederci un pò di sano relax, gustando una deliziosa cena di fronte ad un bel camino acceso.

È finita così la prima parte del mio Weekend in Val Pellice.

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Trekking in rosa sul sentiero dei ciclamini

L’8 marzo 2020 in occasione della 4° edizione di Just The Woman I Am, che si è svolta purtroppo in modalità virtuale a causa dell’emergenza sanitaria, ho scelto come percorso in autonomia il sentiero dei ciclamini in Val Maira, un bellissimo giro ad anello panoramico e soleggiato che parte dal Comune di Macra e che tocca diverse borgate tra cui la carinissima Camoglieres.

Il sentiero prende il nome dalla presenza lungo il percorso di ciclamini. Quando sono andata io a marzo di ciclamini nemmeno l’ombra. In effetti, dicono che il periodo migliore per vederli sia alla fine dell’estate, tra agosto e settembre.

E’ un percorso molto semplice e ben tenuto, che si presta anche a famiglie con bambini.

Ecco qualche informazione utile:

Altitudine di partenza: 805 m

Altitudine massima: 1.108 m

Dislivello: 310 m circa

Lunghezza: 8,5 Km

Durata: 2 h e 30 circa (giro completo)

Difficoltà: E (escursionistisco)

Ad anello SI

Raggiungete Macra e lasciate l’auto nell’ampio parcheggio sterrato lungo il fiume Maira. Non parcheggiate davanti al Municipio, in quanto c’è il disco orario di 3 ore. Proseguite oltre e imboccate la strada a sinistra per Celle Macra.

Lasciata l’auto, risalite sulla strada provinciale tra antiche case in pietra e un bellissimo mulino ad acqua e recatevi al punto di partenza del sentiero dall’altra parte della strada.

Nella prima parte il sentiero sale dolcemente all’ombra degli alberi lungo il Rio Bedale di Langra tra ponticelli di legno, il fruscio dello scorrere dell’acqua e numerosi tipi di alberi e fiori, come frassini, ciliegi selvatici, abeti, pini silvestri e tante, ma tante primule.

La flora presente sul percorso è illustrata da numerosi pannelli informativi.

Dopo pochi metri nei pressi di una croce in legno, tralasciate il sentiero per Villar e Camoglieres che sale a destra (da qui farete ritorno per concludere l’anello se sceglierete di passare da Villar) e andate dritto.

Proseguite in salita sulla strada asfaltata affiancando dapprima la borgata Langra, con la cappella di San Giuseppe e Antonio, da cui parte il sentiero dei camosci, e dopo un pò la borgata Caricatori, dove il sentiero diventa sterrato.

Ad un certo punto giungerete ad un bivio, svoltate a destra.

Il sentiero si inerpica per un centinaio di metri, ma poi spiana costeggiando la montagna con una bellissima vista sulla Valle. Inizia la parte panoramica della camminata.

Da qui avrete una bellissima visuale dall’alto delle due borgate incontrate prima.

Proseguendo ad un certo punto incontrerete un pilone votivo. Questo è il punto più alto della camminata. Si può godere infatti di una meravigliosa vista panoramica sulla Valle ed in particolare su Macra, sul monte Chersogno con forma di dente, sulle punte Tempesta e Piovosa, sulla Costa Chiggia, sul monte Festa e il monte Buch. L’ideale è fermarsi per una pausa pranzo.

Il percorso continua a mezzacosta, dapprima pianeggiante e poi in discesa, fino a costeggiare una palestra di roccia. Inizierete a intravedere dall’alto Camoglieres, un caratteristico borgo con case in pietra.

Scendendo lungo il sentiero verso Macra potrete ammirare la bellissima Chiesa di San Pietro, caratterizzata da una tettoia a due spioventi e da affreschi raffiguranti una danza macabra.

Da Camoglieres potete anche proseguire per borgata Villar, passando accanto alla fontana e alla chiesa parrocchiale di San Marcellino, così facendo chiuderete l’anello al bivio in prossimità della croce di legno.

Noi siamo tornati a Macra dalla strada principale perché stava facendo buio.

Di ciclamini lungo il sentiero non ne ho trovati, ma in compenso a Camoglieres ho visto dei bellissimi narcisi trombone.

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Monte Caprasio o Rocca Sella

L’escursione sul Monte Caprasio o Rocca Sella è un classico per i torinesi appassionati di montagna, in quanto dista poco meno di un’ora da Torino, il percorso è breve, non è troppo impegnativo e il panorama è eccezionale.

Si trova nella frazione di Celle, cittadina che prende il nome probabilmente dalle celle dei monaci eremiti che hanno vissuto in questi luoghi intorno all’anno Mille.

Diversi sono i sentieri per arrivare sulla cima. Io ho intrapreso all’andata il sentiero Tramontana e al ritorno il sentiero n. 575.

Ecco qualche informazione utile:

Quota di partenza: 991 m

Quota di arrivo: 1508 m

Dislivello: 517 m

Difficoltà: E/EE (alcuni tratti sentiero tramontana)

Segnavia n. 575 -bianco/rosso e tacche blu

Durata: 1.30 h con neve (solo andata)

Data escursione: 30/12/2020

Possibilità di giro ad anello

Consigliati ramponcini per i tratti ghiacciati

Dopo aver lasciato l’auto nel parcheggio nei pressi della Chiesa di Santa Maria Assunta nella frazione di Celle (Caprie), proseguite sulla strada asfaltata superando il Rifugio Rocca Sella, dove sulla sinistra inizia il sentiero con l’indicazione “Monte Rocca Sella”.

Dopo circa 15 minuti di salita si giunge alla Borgata Combe, dove è presente un vecchio lavatoio. Da qui salite il sentiero sulla destra tra muretti di pietra, faggi e betulle.

Arrivati al Colle Arponetto (quota 1396m) incontrerete un incrocio con l’indicazione dei principali sentieri per salire alla cima.

Io ho intrapreso il sentiero Tramontana che è il più breve, ma che presenta alcuni punti leggermente difficoltosi su roccette. Lo consiglio, però, perché regala molti scorci panoramici.

Ad accogliervi sulla cima una cappella-rifugio sempre aperta al cui interno potrete trovare un libro per le dediche e sulla vetta rocciosa al di sopra del santuario una statua della Madonna, sostituita varie volte nel corso degli anni per via delle intemperie.

Dalla cima si può godere di un panorama a 360° ed in particolare sulla città di Torino, sulla Sacra di San Michele, sui Laghi di Avigliana e sulla Val Susa.

Per il ritorno potete intraprendere il sentiero n. 575 che scende quasi sempre in cresta fino al Colle Arponetto e da lì fino al lavatoio di Combe.

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Ti piacciono le escursioni panoramiche? Allora non puoi perderti queste!

La Sacra di San Michele tramite il Sentiero dei Principi

Oggi raggiungeremo a piedi uno dei simboli del Piemonte, la Sacra di San Michele, attraverso il Sentiero dei Principi. Ecco qualche dato tecnico sul sentiero: Partenza: Borgata Mortera (Osteria del Pellegrino) Arrivo: Sacra di San Michele Durata: 1 h 30 (solo andata) Dislivello: 300 m Distanza: 4 km Difficoltà: T (turistico) Cani: SI Data escursione:Continua a leggere “La Sacra di San Michele tramite il Sentiero dei Principi”

Cima Bossola: un balcone naturale del Canavese

Cima Bossola è una cima molto panoramica a quota 1510 m che si trova in Valchiusella nel Canavese. Si può raggiungere tramite diversi sentieri. Io mi sono avvicinata con l’auto il più possibile all’imbocco del sentiero che parte dal Colletto di Bossola (m 1327) parcheggiando in prossimità del belvedere dove è presente uno slargo inContinua a leggere “Cima Bossola: un balcone naturale del Canavese”


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Itinerario storico-naturalistico di Cavour, il salotto del Pinerolese

Venite con me alla scoperta di Cavour, il Salotto del Pinerolese. Faremo un itinerario storico-naturalistico della cittadina e “circumnavigheremo” la sua Rocca.

Siete pronti? Partiamo!

Potete lasciare l’auto nel parcheggio libero di Piazza Saroglia, Cavour

E’ un giro ad anello, quindi al ritorno vi troverete esattamente nella piazzetta del parcheggio.

Dirigetevi verso Piazza San Lorenzo passando da Via Garibaldi e Piazza IV Novembre.

In Piazza San Lorenzo non potrà che saltarvi subito all’occhio la Chiesa di  San Lorenzo  Martire con il Campanile alto circa 48 metri, ma la vera chicca è la fontana pubblica di probabile origine romana, testimoniata dal ritrovamento in loco nel 1552 della cosiddetta “Lapide di ATTIA”, sacerdotessa della dea Drusilla nel 1° secolo d.C., attualmente custodita dalla Sovrintendenza di Torino. 

La fontana attuale è stata ricostruita nel 1829, sul luogo dove si pensa esistesse il bagno o la piscina della stessa Attia. L’acqua è considerata per la sua particolare leggerezza portatrice di benefici per la salute, tanto che nel 1960 è stata inviata al Rettore del Santuario di Oropa e utilizzata per l’abluzione delle mura nella consacrazione del Santuario.

Potete proseguire per Via Dassano e poi per Via Conte Cavour per ammirare Casa Acaja-Racconigi, palazzo risalente al XIII secolo sulla quale una lapide ricorda la cosiddetta Pace di Cavour, pace sottoscritta a Cavour dai ministri delle valli valdesi del Piemonte e di Filippo di Savoia-Racconigi, rappresentante del Duca di Savoia.

Proseguendo per Via Conte di Cavour incontrerete il mulino dei Marchesi Benso di Cavour, già esistente nel 1678 e operativo fino al 1980.

Dalla Sede degli Alpini percorrete Via Istituto Pollano e tornate ai piedi della Scala Santa, una scala di 69 gradini che collega il centro storico alla Rocca.

A sinistra della scala troverete Villa Giolitti, villa storica appartenuta all’Onorevole Giovanni Giolitti, e a destra la sorgente della fontana di Piazza San Lorenzo.

In cima alla scala svoltate a sinistra per entrare nel Parco naturale della Rocca di Cavour, parco istituito con Legge Regionale del 1980 e che ha assunto dal 1995 la denominazione di Riserva Naturale Speciale.

La Rocca é una punta Alpina emergente per circa 162 metri dai depositi alluvionali della pianura Padana. È quindi particolarmente visibile perché si innalza in zona particolarmente pianeggiante ed offre quasi l’impressione di essere sospesa.

Si giunge al bivio di San Maurizio dove troverete il bosco incantato del Roccart con le bellissime sculture dell’artista Fabio Moriena.

Al bivio prendete la strada sterrata  a sinistra per giungere in 5 minuti a San Maurizio, dove sorgeva nel XII secolo il Castello Inferiore, appartenuto ai Signori  Cavour, vassalli del Piossasco del Castello Superiore. Sede della Chiesa del Presidio dedicata a San Maurizio era il punto di raccordo tra due tratti di mura.

Dal pianoro di San Maurizio potrete godere di una meravigliosa vista sul pinerolese.

A questo punto dal pianoro svoltate a destra e costeggiate le mura Medievali sino ad arrivare ad un bivio dove dovete svoltare a destra sulla strada serrata per “Grotta Cà d’ Pareit”.

Sul sentiero incontrerete la Cava della Rocca di Cavour, un’antica cava di pietra le cui origini si possono affiancare a quelle del Castello Superiore della Rocca che
secondo le prime testimonianze storiche fu edificato intorno al X secolo.

Da questa cava si deduce che furono estratte e lavorate le pietre per l’originaria costruzione e le varie ricostruzioni successive dell’imponente maniero e delle mura che cingevano la Rocca.

Proseguendo sul sentiero si giunge alle Grotta Cà d’ Pareit, grotta che deve il nome all’eremita Pareit, che, secondo la tradizione, visse nella grotta con capre e pecore.

Questa è la più grande tra le grotte della Rocca, in parte naturale ed in parte scavata dall’uomo in epoca medievale. In numerosi punti delle pareti sono visibili i segni degli scalpelli. All’interno, nello stretto cunicolo finale, si scorge una piccola vasca quadrata, utilizzata per raccogliere l’acqua che filtra dalle fenditure della roccia.

Ora prendete la scaletta che conduce al Ristorante della Vetta.

Proseguite sulla strada a ciottoli per raggiungere la vetta.

Sulla vetta avrete un panorama di montagne e pianura a 360°.

Ancora visibili i ruderi medievali del castello distrutto nel 1960 dal generale francese Nicolas de Catinat.

Molto caratteristico il Pilone Ossario costruito nel 1931 e alto 15 metri che ospita la statua della Madonna della Medaglia Miracolosa, una statua in marmo bianco di Carrara.

Per continuare l’itinerario della Rocca di Cavour tornate al piazzale e imboccate il sentiero che porta al Torrione o Torre di Bramafam,  una costruzione di guardia posta sul piano immediatamente inferiore a quello su cui sorgeva il castello.

Secondo la tradizione il nome “Bramafam” deriva dalla leggenda del gigante Bram, imprigionato per castigo da Giove sotto la Rocca. Non potendosi liberare, il gigante si lamentava e la gente del posto, specie nelle giornate di nebbia, sussurrava impaurita: “Bram a fan”, Bram ha fame.

Da luglio 2021 sul pianoro del Torrione è stata installata la panchina gigante rossa gialla della Rocca di Cavour (big bench n. 158).

A questo punto tornate sul piazzale e andate ad ammirare la fontanella con il basamento caratterizzato da fori a coppella, tipo di incisione rupestre risalente al neolitico a cui vengono attributi diversi significati spirituali, religiosi, magici e territoriali.

Ritornando sulla strada asfaltata si scende sino alla Tin D’Pera, un’antica cascina ora ristrutturata ed adibita a casa privata.

Arrivati ad una curva prendete il sentiero sulla sinistra per il Ristorante La Grangia.

Lungo il sentiero potrete ammirare un’antica vasca di raccolta acqua coperta, denominata “balma” servita dalla casa colonica Grangia e risalente al secolo XVI/XVII.

Superate il Ristorante La Grangia e proseguite fino alla Frazione Cavoletto (passate davanti al Ristorante e non seguite le indicazioni azzurre del percorso in mtb).

Lungo il sentiero dovreste anche vedere la Pera Dla Pansa, un’incisione rupestre simbolo celtico della fecondità (noi non siamo riusciti a trovarla).

Il percorso inizia a scendere fino ad arrivare alla pianura.

Al bivio potete ammirare sulla destra il Pilone di San Sebastiano, affresco del pittore Mattia Frassi.

Se ne avete voglia potete allungare il percorso per una visita all’Abbazia di Maria. Informatevi prima sugli orari di apertura.

A questo punto proseguite per Via San Sebastiano e poi Via Cavoretto e vi troverete esattamente nella piazzetta del parcheggio.

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Dal Lago Sirio al Lago Pistono, dalla Big Bench alle Terre ballerine

In questo articolo costeggeremo la riva nord occidentale del Lago Sirio, passeremo sopra le rive meridionali del Lago Pistono, faremo tappa alla Big Bench n. 145 ed infine salteremo sui “tappeti elastici” delle Terre Ballerine. Siamo nel Canavese e precisamente nella zona dei cinque laghi di Ivrea, chiamata così perché nelle vicinanze della città si trovanoContinua a leggere “Dal Lago Sirio al Lago Pistono, dalla Big Bench alle Terre ballerine”

Vrù, il borgo alpino dove il tempo sembra essersi fermato

Vrù è un meraviglioso borgo alpino della Val Grande a quota 1030 m della frazione del Comune di Cantoira in Provincia di Torino. Il borgo è caratterizzato, come la maggior parte dei borghi alpini di questa zona montana, da antiche abitazioni con muri a secco e tetti in losa. Le case sono molto vicine tra di loro eContinua a leggere “Vrù, il borgo alpino dove il tempo sembra essersi fermato”

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Raggiungiamo il Rifugio Amprimo e ammiriamo il Rocciamelone dal Pian Cervetto

Cercate un’escursione semplice che non richieda troppa fatica ma che vi regali un panorama incantato?

Eccola qui!

Vi porto nel Parco Naturale Orsiera Rocciavrè, un’area naturale protetta che si trova nella parte ovest della Regione Piemonte tra le Alpi Graie e le Alpi Cozie e più precisamente nella zona a cavallo tra le Valli di Susa, Sangone e Chisone.

Raggiungeremo il Rifugio Amprimo,  passando dal piccolo lago chiamato Paradiso delle Rane per poi giungere al punto più panoramico dell’escursione, Pian Cervetto.

Intanto, di seguito qualche informazione utile:

Altitudine di partenza: 1075 m (Frazione Città)

Altitudine di arrivo: 1385 m (Rifugio Amprimo)

Dislivello: 300 m circa

Distanza: 4,5 Km

Segnavia: 513-Sentiero dei Franchi

Durata: 1.15 h circa (andata)

Cani: Si

Data escursione: 13/02/2022

Occorre lasciare l’auto nel parcheggio della frazione Città (San Giorio di Susa) (di seguito le coordinate del parcheggio per il navigatore).

Nei mesi invernali (da novembre a marzo), infatti, la strada per Cortavetto viene chiusa.
Nelle altre stagioni, invece,  si può arrivare in auto fino alla frazione Cortavetto e quindi accorciare il percorso fino al Rifugio Amprimo.

Lasciata l’auto, inizia subito decisa la salita. Prendete la strada sterrata sulla sinistra con cartello che indica per Cortavetto (30 minuti) e per il Rifugio Amprimo (1.15 h).

Il sentiero per il Rifugio Amprimo è una meta perfetta per chi si avvicina per la prima volta al mondo dell’escursionismo, perché è un percorso semplice non caratterizzato da una particolare pendenza, ma che regala un panorama incredibile.

Il percorso è quasi completamente immerso nel bosco tra lariceti e faggete.

Arrivati a Cortavetto si intraprende il sentiero 513 sulla destra per il Rifugio Amprimo e da lì in 5 minuti si raggiunge il laghetto chiamato Paradiso delle Rane.

In questo laghetto, infatti, vive la Rana Alpina (o Rana temporaria), detta anche Rana montana o più semplicemente Rana rossa, una rana comune in Europa che, rispetto alle altre rane, ha le bande dorso laterali più ravvicinate e le zampe posteriori più corte.

Attorno al lago ci sono i pannelli informativi che spiegano le caratteristiche e la storia di questi anfibi.

I prati sulle sponde del lago si prestano a un pic-nic all’aria aperta. E’ inoltre presente un bar ristorante dove poter gustare un buon pranzetto o fare merenda. 

Proseguendo sul sentiero dopo qualche minuto si raggiunge un altro laghetto secondario.

Da qui inizia la salita in mezzo al bosco di faggi e in breve tempo si raggiunge il bivio che indica a destra il Rifugio Amprimo e a sinistra il Rifugio Val Gravio.

Dopo poco il bosco lascia spazio ad una piccola radura erbosa con alcune baite molto caratteristiche, finché vi troverete davanti al Rifugio Amprimo.

Il Rifugio Amprimo  è uno dei 5 rifugi del Parco Orsiera Rocciavré insieme al Rifugio Toesca, al Rifugio Val Gravio, il Fontana Mura e il Selleries.

Rifugio Amprimo

Potete pranzare al Rifugio Amprimo, ma non perdetevi il panorama più bello di tutta l’escursione!

Intraprendete il sentiero che sale ripido di fronte al rifugio (non seguite le indicazioni per il Rifugio Toesca).

Dopo qualche minuto di salita, rimarrete a bocca aperta davanti al Pian Cervetto, una distesa erbosa immensa con una vista pazzesca sul gruppo del Rocciamelone.

Pian Cervetto è il posto ideale per far scorrazzare in libertà i vostri amici a quattro zampe.

Per il rientro ripercorrete il sentiero dell’andata.

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A presto!

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Da Foresto al Monte Molaras

Dalla frazione di Foresto raggiungiamo il Monte Molaras, una montagna delle Alpi Graie a quota 1327 m in Val di Susa in Provincia di Torino.

Di seguito qualche dato tecnico sul sentiero:

Altitudine di partenza: 480 m

Altitudine massima: 1327 m

Dislivello: 840 m

Segnavia n. 560

Esposizione: Sud

Cani: Si (per cani allenati)

Durata: 2.30 h circa (solo andata)

Data escursione: dicembre 2020

Parcheggiate l’auto nel parcheggio in prossimità della Scuola elementare di Foresto (scrivete sul navigatore Via Gran Porta, 9 Foresto).

Se dovete fare rifornimento di cibo, di fronte alla piazzetta sulla sinistra c’è un market dove fanno ottimi panini.

Lasciata l’auto, proseguite a piedi e imboccate Via Gran Borgata (la strada a sinistra prima del ponte sul rio Rocciamelone) e costeggiate il rio.

In fondo alla via e superato il bar pizzeria Zia Rosa, troverete sulla sinistra le indicazioni per il sentiero n. 560 e Monte Molaras.

Prima di salire, potete fare una deviazione sulla destra e andare ad ammirare le pareti a strapiombo della Riserva naturale dell’Orrido di Foresto, un’area naturale protetta nata al fine di salvaguardare una rara specie di ginepro, il ginepro coccolone, una sottospecie di ginepro rosso con galbuli più grandi, aghi più corti ed un portamento meno verticale. Il nome deriva dalla produzione di grezze drupe (frutti) chiamate “coccole“.

L’itinerario che percorre l’Orrido di Foresto è caratterizzato da una via ferrata molto suggestiva, ma per escursionisti esperti.

Addossati ad una parete dell’Orrido sono visibili le costruzioni di un lazzaretto, usato fino al 700 per isolare le persone affette da malattie contagiose, come il colera.

A questo punto tornate indietro e imboccate il sentiero a sinistra che sale per il Monte Molaras.

Il sentiero comincia a salire subito ripido con vari tornanti scavati nella bastionata calcarea. Il percorso è molto soleggiato e quindi ideale per le stagioni invernali.

Dopo circa 15 minuti di salita si raggiunge un pilone votivo, si prosegue per un tratto in falsopiano, si supera una casa in pietra parzialmente diroccata (Ca’ d-la Reina) e si tralascia l’indicazione a sinistra per il Sentiero dei Ginepri.

Questo tratto dell’escursione infatti è in comune col Sentiero dei Ginepri, pianta che ha trovato sulle bancate calcaree che sono soleggiate tutto l’anno le condizioni climatiche ideali.

Poco dopo si incontra la Pera del Luou (il masso del lupo) un masso erratico con il segnavia 560.

Si continua a salire su una mulattiera e si incontrano in successione deviazioni per “Ambruna – San Giuliano” a sinistra (cartello), “L’Armita – Ca Teissard” a destra (cartello), “Case Bastia” a destra (segnavia su masso) da tralasciare.

Il sentiero regala molti punti panoramici sulla Val di Susa.

Unica pecca un traliccio dell’elettrodotto che vedrete anche sul Molaras.

Il sentiero prosegue ripido all’interno del bosco fino all’ampio pianoro alle spalle del Monte Molaras.

Ad un certo punto quando il sentiero 560 si immette sulla strada sterrata che sale da Monpantero e che porta a Chiamberlando, Sollietto e Fago, svoltate sulla sinistra per raggiungere la cima del Monte Molaras.

La cima offre una vista stupenda su tutta la Val di Susa.

Il sentiero 560 prosegue sulla strada sterrata verso destra in direzione Sollietto dove è presente un pianoro con una fontana d’acqua dove potrete finalmente rilassarvi e fare un pic-nic con una vista meravigliosa sulle Alpi.

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Raggiungiamo la Cappella della Madonna della Neve sul Monte Muretto

Il Monte Muretto è una montagna delle Alpi Cozie a quota 876 m che si trova tra la Val Lemina e la Val Noce a nord di Pinerolo.

Nei pressi della vetta potrete ammirare la Cappella dedicata alla Madonna della Neve, dalla quale in giornate limpide si può godere di una bellissima vista sul Monviso, sulle Alpi Cozie e sulla pianura del Pinerolese.

Raggiungete con l’auto la Borgata di Gerbido di Costagrande nei pressi di Pinerolo (inserite sul navigatore  Gerbido di Costagrande – Pinerolo) e parcheggiate nella piazzetta a fianco della Chiesa di San Defendente.

Chiesa di San Defendente

Parcheggiata l’auto, proseguite a piedi sulla strada asfaltata a sinistra della chiesa; dopo alcuni metri tenete la destra e seguite l’indicazione per Ussei in Galletto. Proseguite sempre dritto sulla strada asfaltata; l’imbocco del sentiero lo troverete sulla destra dopo qualche minuto (in totale dall’auto all’imbocco del sentiero sono circa 10 minuti di cammino).

Imbocco del sentiero

Il sentiero, a mio avviso, non è ben segnalato. Occorre fare attenzione, perché ci sono diversi bivii con segnavia bianchi e rossi e viola. Ci siamo trovati diverse volte indecisi se andare a destra o a sinistra. Cercherò quindi di indicarvi con precisione il percorso.

Intanto, qualche informazione utile:

Partenza: Borgata Costagrande (560 m)

Altitudine di arrivo: 876 m

Dislivello: 300 m circa

Distanza: 4,5 Km

Durata: 1 h (solo andata)

Cani: Si (attenzione ai cinghiali)

Data escursione: 29/01/2022

Il sentiero è completamente immerso nel bosco, quindi all’ombra, caratterizzato da una discreta pendenza e richiede attenzione, in quanto è costituito da terra, pietre e foglie.

Il percorso, come dicevo, non è segnalato bene. Ci sono sia segnavia bianco/rossi che viola. In linea di massima noi abbiamo seguito le croci lignee. Quindi vi indico con precisione tutti i bivi che abbiamo incontrato e la strada che abbiamo intrapreso.

Al primo bivio che incontrerete tenete la destra (vedrete il segnavia viola sulla pietra).

Al secondo bivio prendete la strada sulla sinistra (seguite il cartello bianco e rosso per Monte Muretto e tralasciate la strada sulla destra con il segnavia viola).

Al terzo bivio seguite il cartello  bianco/rosso per il Monte Muretto.

Arrivati alla cima la vista si apre sul Monviso, sulle Alpi Cozie Centrali e sul Pinerolese.

Nei pressi della Cappella è presente uno spazio erboso ideale per un pic-nic.

Al ritorno seguite lo stesso sentiero dell’andata.  

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Da Pattemouche al Rifugio Troncea

Oggi vi porto nel Parco Naturale della Val Troncea, un’area naturale protetta di 3.280 ettari che si trova in Val Troncea, una valle laterale secondaria della Val Chisone in Provincia di Torino.

Il Parco è stato istituito nel 1980 dalla Regione Piemonte al fine di salvaguardare le caratteristiche naturali, faunistiche e paesaggistiche del territorio.

Raggiungeremo il Rifugio Troncea con una semplice passeggiata adatta anche a famiglie con bambini piccoli.

Il sentiero è quasi interamente in piano tranne l’ultimo tratto in salita (circa 30 minuti) prima di raggiungere il Rifugio.

Di seguito qualche informazione utile:

Altitudine di partenza: Pattemouche 1589 m

Altitudine di arrivo: Rifugio Troncea 1915 m

Dislivello: 326 m

Durata: 1h 40 (solo andata)

Giro ad anello: Si

Cani: Si (al guinzaglio)

Data escursione: 01/01/2022

Parcheggiate l’auto nella frazione di Pattemouche (Pragelato) alla fine della strada sterrata in prossimità del Parco avventura Arcadia.

Vi sono due possibili sentieri che costeggiano il torrente Chisone. Noi abbiamo oltrepassato il ponte in legno e intrapreso la destra orografica (per individuare la destra e la sinistra orografica, si dà le spalle alla direzione dalla quale proviene il flusso dell’acqua ).

Il sentiero è adatto ad ogni stagione. D’inverno è percorso da sciatori di fondo e da qualche anno è stato realizzato anche un sentiero per le ciaspole.

Dopo circa 20 minuti di camminata incontrerete sulla destra al di là del ponte il Rifugio Mulino di Laval.

È possibile raggiungere il Rifugio Troncea anche passando per Seytes (incontrerete la deviazione dopo il Rifugio Laval), ma il percorso è più impegnativo.

Il Rifugio Troncea è aperto tutto l’anno nei weekend e da giugno a settembre tutti i giorni. Offre piatti tipici della cucina regionale e dispone di 40 posti letto per pernottare.

Al ritorno, terminata la discesa, potete questa volta intraprendere la sinistra orografica del torrente Chisone e immergervi tra i resti dell’antica Fonderia La Tuccia, fonderia costruita nel 1866 che fungeva da punto di arrivo del minerale che veniva estratto dalle Miniere del Beth.

Le Miniere del Beth, site poco sotto l’omonimo colle e specializzate nell’estrazione della calcopirite cuprifera da cui si ricavava il rame, hanno rivestito un ruolo di primaria importanza nella crescita economica della Val Troncea.

L’attività estrattiva fu tuttavia abbandonata dopo la tragedia del 1904, quando 81 minatori persero la vita sotto una valanga staccatasi dalle pendici del monte Ghinivert.

Tramite il sentiero n. 320, partendo dalla borgata di Troncea, è possibile ripercorrere la mulattiera che permetteva agli operai di raggiungere le gallerie al colle del Beth e che, prima della costruzione della teleferica, veniva utilizzata per il trasporto a valle della calcopirite. Lungo il sentiero sono presenti pannelli espositivi che illustrano l’attività mineraria.

Sul colle del Beth sono visibili i resti degli antichi baraccamenti utilizzati dai minatori, e vicino all’imbocco delle miniere, i laghetti di origine glaciale detti “laghi del Beth“; il Parco ha inoltre costruito un bivacco adibito a casotto di sorveglianza, utilizzabile anche dagli escursionisti previa prenotazione presso gli uffici dell’Ente.

Al rientro dalla passeggiata vi consiglio di fare tappa per una merenda a Pragelato alla Casetta dei Gofri, dove potrete gustare fantastici gofri sia dolci che salati. Concluderete in bellezza la giornata!

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A presto!

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Trekking per il Carnevale di Lajetto da Condove

A febbraio 2020 ho avuto modo di assistere al Carnevale di Lajetto, un antico carnevale alpino abbandonato negli anni 50 e riproposto dal 2010 dall’Associazione Culturale Le Barbuire e con il patrocinio del Comune di Condove.

Lajetto è una piccola frazione a quota 990 m nel Comune di Condove in Val di Susa.

Si può raggiungere in auto o a piedi tramite diversi sentieri. Io ho intrapreso il sentiero n. 569 che parte da Condove.

Di seguito qualche dato tecnico:         

Partenza: Condove (Piazza Martiri della libertà) 

Altitudine di partenza: m 366

Altitudine di arrivo: 990 m

Dislivello: 500 m circa      

Distanza: 4,20 km

Durata: 4 h circa (andata e ritorno)

Cani: Si


Data escursione: febbraio 2020

Parcheggiate l’auto in prossimità di Piazza Martiri della Libertà a Condove.

Lasciata l’auto, imboccate Via Giacomo Matteotti, poi svoltate a sinistra in via Angelo Perodo e con breve salita raggiungete dapprima il poggio di Molaretto e poi la casaforte della Torretta.

La strada prosegue in piano fino alle Case Lorano per poi divenire mulattiera.

La mulattiera è caratterizzata da rilevante pendenza fino alla Cappella dei Breri, da cui si può godere di una bellissima vista sulla Sacra di San Michele e sulla Val Susa.

Il sentiero prosegue in leggera salita tra fitti boschi di castagni e numerosi piloni votivi.

La mulattiera è detta anche la Vië di Mort, perché, prima che fosse istituita la parrocchia di Laietto (1829) e che la borgata avesse un suo cimitero, era percorsa dai funerali diretti al cimitero di Mocchie.

Arrivati a Lajetto, incontrerete dapprima il cimitero del paese (non potrete non notare la scritta che sovrasta il portale d’ingresso “Oggi a me domani a te“) e poi la piazza principale della borgata con la Chiesa di San Vito, Modesto e Crescenza.

La manifestazione del Carnevale di Lajetto si svolge di regola l’ultima domenica del mese di febbraio e consiste in un corteo di personaggi mascherati (le Barbuire) che possono distinguersi in due gruppi: i “brutti” e i “belli”.

E’ facile intuire chi siano i belli e chi siano i brutti.

Il corteo, accompagnato dalla banda musicale, si snoda per i vicoli e le strade del paese tra gli scherzi e le scorribande dei “Vecchi” e delle “Vecchie”, fino a raggiungere un grande prato dove il pubblico può osservare il momento culminante della rappresentazione: El Pajass taglia la testa ad un gallo (finto) che è stato appeso ad un albero nel mezzo del grande prato e con questo gesto uccide se stesso, decretando la morte del Carnevale, la fine dell’inverno e l’inizio della primavera.

Al rientro vi consiglio di fare merenda alla Pasticceria Nostus in piazza Martiri della libertà a Condove.

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Dal Lago Sirio al Lago Pistono, dalla Big Bench alle Terre ballerine

In questo articolo costeggeremo la riva nord occidentale del Lago Sirio, passeremo sopra le rive meridionali del Lago Pistono, faremo tappa alla Big Bench n. 145 ed infine salteremo sui “tappeti elastici” delle Terre Ballerine.

Siamo nel Canavese e precisamente nella zona dei cinque laghi di Ivrea, chiamata così perché nelle vicinanze della città si trovano cinque laghi di origine morenica: Lago Sirio, Lago San Michele, Lago Pistono, Lago di Cascinette e Lago Nero, che si possono ammirare tra l’altro con un altro giro, l’Anello dei cinque laghi, ma oggi effettueremo un percorso diverso.

Pronti, partenza, via!!

Per l’imbocco del sentiero parcheggiate l’auto in prossimità della Cappella di S. Pietro Martire di Ivrea (inserite sul navigatore Via San Pietro Martire, Ivrea).

Lasciata l’auto, prendete la strada asfaltata sulla destra della Cappella (segnavia Verde – Anello del Lago Sirio e delle Terre Ballerine).

Il sentiero è semplice e con poco dislivello. La caratteristica di questo percorso è che segue il tracciato della via Francigena ovvero l’antico sentiero che i pellegrini percorrevano nel viaggio tra Canterbury e la Terra Santa passando per Roma.

La strada asfaltata inizia aggirando diverse abitazioni e bellissimi scorsi sul Lago Sirio, che costeggeremo solo per un tratto per poi addentrarci nel bosco.

Seguite le indicazioni per Laghi Sirio – Anello Verde.

Oltrepassata la Trattoria Vecchio Cipresso imboccate il sentiero acciottolato sulla sinistra che si addentra nel bosco.

Arrivati al bivio svoltate a sinistra per Anello del Lago Sirio – Corsa dei 5 laghi.

Incontrerete la segnaletica sull’acquedotto romano di Eporedia (nome antico di Ivrea).

Al bivio successivo imboccate il sentiero di destra per Collegamento tra Anello del Lago Sirio e delle terre ballerine – Anello di Montresco.

Lungo il sentiero incontrerete un rudere, un pilone votivo e il bosco umido.

Infine, si aprirà davanti a voi un bellissimo scorcio del Lago Pistono con sullo sfondo il Castello di Montalto Dora.

Il Castello di Montalto Dora si erge a 405 m di quota sul Monte Crovero e le prime testimonianze storiche che ne documentano l’esistenza risalgono al 1140.

Oggi il Castello è di proprietà privata, ma nell’antichità aveva la funzione di fortezza a guardia della strada che da Ivrea conduceva in Valle d’Aosta lungo la via Francigena.

Lo sapevate che il castello è stato lo scenario di importanti film come “Dracula” di Dario Argento?

In prossimità del Lago Pistono è possibile ammirare una riproduzione di una palafitta e di un villaggio del periodo Neolitico.

Nel 2003, infatti, a seguito di una campagna di scavo archeologica promossa dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte e Museo Antichità Egizie sono venute alla luce le tracce di un insediamento palafitticolo riferibile al Neolitico.

Per raggiungere la Big Bench n. 145 al bivio proseguite dritto verso il Ristorante Monella. Dietro al parcheggio del ristorante parte il sentiero per la Big Bench con un cartello verde.

Il sentiero si addentra nel bosco e costeggia il lago. Arrivati al bivio proseguire a destra per raggiungere la panchina gigante.

Fate attenzione perchè la stradina per scendere verso la Big Bench non è segnalata. Noi abbiamo avuto difficoltà a trovarla. E’ una stradina in discesa in prossimità di un cartello con scritto a mano terre ballerine.

Dalla Big Bench torniamo indietro e questa volta al bivio proseguiamo dritto per raggiungere le terre ballerine.

Cosa sono le Terre Ballerine?

Occorre fare una premessa. Originariamente, i laghi non erano cinque, bensì sei. Vi era infatti anche il Lago Coniglio. Ora, al suo posto, ci sono le Terre Ballerine.

Tutto parte da uno strato di torba formatosi sul fondo del lago Coniglio. Per sfruttarlo come materiale combustibile per i forni dei suoi impianti seiderurgici, nel 1895 l’imprenditore François Mongenet decise di prosciugare il lago.

Terminato lo sfruttamento, uno strato di torba è rimasto e galleggia sulla superficie dell’acqua rimanente, una sorta di falda appena sotto la superficie.

La particolarità del terreno torbiero è quello di avere una grande elasticità per cui camminandoci sopra l’effetto è quello di camminare su un materasso ad acqua. Saltandoci sopra poi sembra di essere sui tappeti elastici al parco giochi.

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Percorriamo la strada dell’Assietta

La strada dell’Assietta è un’antica strada militare delle Alpi Cozie situata sul crinale delle montagne che separano la Val Susa e la Val Chisone.

Ha origini militari, in quanto è stata costruita per raggiungere e proteggere le opere militari poste nella zona del Colle dell’Assietta e della Testa dell’Assietta, come il Forte del Gran Serin.

La strada dell’Assietta è lunga 34 km ed è percorribile sia a piedi che in mountain bike (per le auto soltanto in alcuni giorni è ammesso il passaggio in estate).

Noi ne percorreremo solo una parte a piedi, da Sestriere al Colle Basset.

Ecco qualche dato tecnico:

Partenza: Sestriere (Palazzetto dello Sport) (2044 m)

Altitudine massima: Colle Basset (2424 m)

Dislivello: 380

Durata: 1h 30

Difficoltà: E (escursionistico)

Cani: Si

Data escursione: 31/12/2021

Parcheggiate in prossimità del Palazzetto dello Sport di Sestriere (scrivete sul navigatore Via Piave 4 Sestriere)orientativamente vicino all’area sosta dei camper.

L’imbocco del sentiero si trova poco più avanti in curva sulla sinistra proseguendo per la strada provinciale. E’ una strada sterrata in discesa che si addentra nel bosco.

Il sentiero è semplice e adatto a tutti. Il dislivello è moderato, ma la salita è costante. In caso di neve abbondante è un percorso che si presta anche a ciaspolate. I cani sono ammessi.

Usciti dal bosco più avanti sulla sinistra si incrocia il sentiero Gelindo Bordin, che è possibile intraprendere al ritorno.

La strada prosegue con diversi tornanti fino ad arrivare in prossimità del Colle Basset dove il panorama si apre a 360 gradi e lascia senza fiato.

Si conclude qui la nostra escursione sulla strada dell’Assietta.

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Il panorama mozzafiato dal Monte Freidour

Il Monte Freidour è una cima delle Alpi Cozie a quota 1451 m con una vista spettacolare sul Monviso e su tutto il Pinerolese.

Come raggiungerla?

Ci sono diversi percorsi. Io ho intrapreso il sentiero che parte dalla Borgata Dairin nel Comune di San Pietro Val Lemina in Provincia di Torino (scrivete sul navigatore Borgata Dairin – San Pietro Val Lemina)

Di seguito qualche dato tecnico:

Partenza: Borgata Dairin (1070 m)

Altitudine massima: Monte Freidour (1451 m)

Dislivello: 400 m

Lunghezza: 5,6 km

Segnavia n. 049 (bianco-rosso)

Durata: 1 h 30 (solo andata)

Difficoltà E (escursionistico)

Cani: Si (per cani allenati)

Data escursione: Gennaio 2022

Per l’imbocco del sentiero occorre raggiungere con l’auto la Borgata Dairin. Sono presenti due parcheggi: uno più grande in uno slargo in curva poco prima del bivio per la borgata e il secondo più piccolo poco prima del paese. Io ho parcheggiato in quello più grande e proseguito a piedi sulla strada asfaltata. Mi raccomando al bivio girate a destra per la Borgata Dairin e non fate come me che ho sbagliato andando a sinistra.

Arrivati alla borgata Dairin intraprendere il sentiero con segnavia bianco e rosso che porta al Colle Ciardonet, dove è presente un’area dedicata al picnic. Si può arrivare al Colle anche attraversando la borgata e proseguendo dritto per il sentiero sterrato.

Raggiunto il Colle Ciardonet, occorre seguire le indicazioni per il Colle Sperina e il Monte Freidour (Segnavia 049), tralasciando quindi la strada sterrata che porta al Rifugio Melano.

Il sentiero si inerpica all’interno del bosco, chiamato “bosco dell’impero” per via di un rimboschimento realizzato al tempo del fascismo.

L’ambiente naturale è caratterizzato da torrioni granitici e da alcune ripide ed imponenti pareti di roccia (in prevalenza, gneiss). La più conosciuta è la Rocca Sbarüa (dal piemontese “rocca che spaventa”), una palestra di roccia molto frequentata dagli alpinisti piemontesi.

Il sentiero è semplice, ma in salita costante. In questo periodo, sono presenti molte foglie a terra, che comportano il rischio di scivolare. Quindi portatevi i bastoncini da trekking se li avete.

E’ comunque un bellissimo sentiero, che regala scorci unici. Vi fermerete più volte a scattare foto ricordo!!

Sulla cima del Monte Freidour è presente un monumento in memoria dei caduti durante la seconda guerra mondiale a seguito di un incidente aereo il l 13 ottobre 1944, quando un Liberator HK 239 della R.A.F., di ritorno da un’operazione di rifornimento di aiuti ai partigiani si schiantava contro la parete del monte, causando la morte di 8 aviatori inglesi.

La cima è una distesa erbosa molto soleggiata. Quindi anche in inverno potrete rilassarvi al sole e campeggiare sull’erba.

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Cima Bossola: un balcone naturale del Canavese

Cima Bossola è una cima molto panoramica a quota 1510 m che si trova in Valchiusella nel Canavese.

Si può raggiungere tramite diversi sentieri. Io mi sono avvicinata con l’auto il più possibile all’imbocco del sentiero che parte dal Colletto di Bossola (m 1327) parcheggiando in prossimità del belvedere dove è presente uno slargo in curva per l’auto. Di seguito le coordinate da inserire sul navigatore per raggiungere il belvedere: 45,4985000, 7,7266750

Di seguito qualche dato tecnico sul sentiero:

Partenza: Strada per Colletto di Bossola (belvedere)

Altitudine massima: 1510 m

Segnavia: simboli bianchi-rossi

Difficoltà: E

Durata: 1 h 30 (solo andata)

Cani: SI

Data escursione: Dicembre 2021

Lasciata l’auto, iniziate a camminare sulla strada asfaltata. Allungherete il percorso di 1 km circa, ma in compenso avrete modo di godere di un fantastico panorama e di vedere da vicino le caratteristiche case di montagna di questa zona.

Dopo una serie di tornanti su strada asfaltata vi troverete davanti alla strada sterrata che dopo un paio di tornanti vi condurrà al Colletto di Cima Bossola (1327 m).

Arrivati al Colletto di Bossola per giungere alla Cima si intraprende il sentiero sulla sinistra e ci si impiega all’incirca 1 h.

Il sentiero è semplice e a parte l’ultimo tratto in ripida salita non presenta particolari pendenze. Io ho intrapreso il sentiero a dicembre e c’era poca neve, ma questo sentiero si presta anche a ciaspolate. I cani sono ammessi.

La croce è stata posta sulla cima nel 2010 da un gruppo di camminatori della zona.

Il panorama dalla croce è a 360 gradi, dalla pianura canavesana fino alla collina torinese ed al monregalese, oltre che sulla catena di montagne che collegano la Valle Sacra alla Valchiusella.

Lo sapevate che in Valchiusella e precisamente a Castelnuovo Nigra nel mese di maggio è possibile ammirare una splendida fioritura di narcisi?

In uno dei prossimi articoli vi parlerò del mio trekking alla ricerca di narcisi!!

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Il Villaggio d’arte di Chemp

Oggi voglio farvi conoscere Chemp, un piccolo paese a quota 830 m della Valle del Lys in Valle d’Aosta, divenuto un vero e proprio “villaggio d’arte” grazie all’apposizione in tutto il paese di sculture in legno e in bronzo.

Ci si può arrivare in auto oppure a piedi da Nantay tramite il sentiero n. 4.

Per l’imbocco del sentiero occorre raggiungere in auto il paese di Perloz. Quindi scrivete sul navigatore “Perloz“. Attraversate il paese di Perloz e imboccate la strada sulla destra per Nantay. Prima del ponte in prossimità della segnaletica per Besesse prendete la strada sulla sinistra in salita; parcheggiate l’auto subito lì oppure poco più in su c’è un parcheggio coperto con 4 posti.

Si tratta di un sentiero breve, ma impegnativo. E’ un’antica mulattiera a tratti abbastanza ripida che parte poco sopra la piazzetta di Nantay con il segnavia n. 4. In alternativa, troverete le frecce gialle.

Di seguito qualche dato tecnico sul sentiero:

Altitudine di partenza: m 579

Altitudine massima: m 828

Dislivello: m. 249

Segnavia: n. 4 o frecce gialle

Difficoltà E (escursionisti)

Durata: 40 minuti (andata)

Cani: SI

Data escursione: Gennaio 2022

La particolarità di questo sentiero è la presenza di numerosi castagni. Nella Valle del Lys, infatti, la castagna ha da sempre sempre rivestito un ruolo importante nella vita degli abitanti, che la utilizzavano essiccata per la preparazione di diversi piatti oppure fresca da vendere.

Alla fine del sentiero vi apparirà la Chiesetta di Chemp e ad accogliervi la sua prima scultura in legno, il Direttore d’Orchestra.

Le sculture in legno e in bronzo sono all’incirca 30 e si trovano negli angoli più disparati del paesino. Sono realizzate per la maggior parte da Giovanni Bertoni, uno sculture originario di Perloz che ha voluto far rivivere questo villaggio abbandonato da tempo.

Si conclude qui il nostro giro a Chemp.

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La Sacra di San Michele tramite il Sentiero dei Principi

Oggi raggiungeremo a piedi uno dei simboli del Piemonte, la Sacra di San Michele, attraverso il Sentiero dei Principi.

Ecco qualche dato tecnico sul sentiero:

Partenza: Borgata Mortera (Osteria del Pellegrino)

Arrivo: Sacra di San Michele

Durata: 1 h 30 (solo andata)

Dislivello: 300 m

Distanza: 4 km

Difficoltà: T (turistico)

Cani: SI

Data escursione: Gennaio 2022

Parcheggiate l’auto presso la Borgata Mortera nei pressi dell’Osteria del Pellegrino. La segnaletica del sentiero inizia proprio lì. Troverete il cartello in dialetto piemontese “Stra dij Prinsi” ovvero Strada dei Principi.

La strada è chiamata così per un fatto accaduto nel 1836. Si narra infatti che su ordine di Carlo Alberto ventisette salme di nobili Savoia furono portate dal Duomo di Torino alla Sacra di San Michele attraverso questo sentiero. Le salme vennero poi tumulate nei sotterranei della Sacra stessa. Da lì in poi divenne la Strada dei Principi.

Il sentiero è semplice, adatto a tutti e i cani sono ammessi.

È un’antica mulattiera, caratterizzata da alcuni tratti in salita.

Arrivati alla Punta del Farò prendete il sentierino sulla destra che vi porterà sulla Punta dell’Ancoccia. Qui potete rilassarvi su una panchina in legno e godervi il panorama a 360 gradi sui Laghi di Avigliana e sulla Sacra di San Michele. Nelle giornate terse è possibile vedere anche Superga.

Da lì in pochi minuti si raggiunge il piazzale Croce Nera (parcheggio) e in dieci minuti si arriva direttamente alla Sacra di San Michele. Per compiere l’intero percorso ci s’impiega circa un’ora e mezza.

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In uno dei prossimi articoli vi racconterò la mia visita alla Sacra di San Michele!!

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Vrù, il borgo alpino dove il tempo sembra essersi fermato

Vrù è un meraviglioso borgo alpino della Val Grande a quota 1030 m della frazione del Comune di Cantoira in Provincia di Torino.

Il borgo è caratterizzato, come la maggior parte dei borghi alpini di questa zona montana, da antiche abitazioni con muri a secco e tetti in losa. Le case sono molto vicine tra di loro e separate da strette vie chiamate chintanes.

Entrando in paese si viene subito catapultati in un’epoca passata fatta di antiche tradizioni. Nel periodo natalizio il borgo è un tripudio di presepi realizzati dagli abitanti con materiali di ogni genere dal legno al vetro dalla carta alla carbone.

All’inizio del Novecento Vrù ha conosciuto periodo molto florido grazie soprattutto alla presenza delle miniere di talco dell’Alpe Brunetta. Gli effetti delle due guerre mondiali, lo spostamento della popolazione verso Cantoira e la chiusura delle miniere nel 1979 hanno comportato l’abbandono della borgata di Vrù, con la conseguente caduta in rovina della maggior parte degli edifici.

Negli ultimi anni è stata portata avanti un’importante opera di recupero e ristrutturazione, grazie soprattutto a Francesco Berta, soprannominato “Cichin”, minatore con la passione per la lavorazione del legno e della pietra, che ha realizzato un magnifico presepe meccanico che riproduce la vita quotidiana dei paesi di montagna in epoca passata.

Il presepe meccanico si trova nei locali della vecchia scuola a fianco alla Chiesa ed è visitabile gratuitamente. E’ aperto tutto l’anno la domenica e tutti i giorni nel periodo natalizio. Consiglio vivamente la visita, in quanto è un presepe veramente unico, molto dettagliato.

Dal 1997 le miniere di talco fanno parte dell’Ecomuseo Brunetta gestito dal CAI di Lanzo. Il parco geominerario è sempre aperto e liberamente visitabile in ogni giorno dell’anno senza guide; il complesso delle gallerie è fruibile solo tramite visite guidate su prenotazione. Il museo è raggiungibile solamente a piedi in circa 1h 30 con partenza da Vrù.

Attraversato il borgo tramite una passeggiata di 15 minuti si arriva alla Borgata Ravanin dove troviamo due opere in petra eseguite sempre da Cichin, che riproducono la Mole Antonelliana e la Torre di Pisa.

Nei pressi delle riproduzioni si possono ammirare due baite in pietra, che venivano utilizzate dai minatori come base d’appoggio quando si recavano al lavoro, un mulino tuttora funzionante, una postazione di partenza di una teleferica che serviva per il trasporto dei materiali negli alpeggi in quota e un modellino in scala della cima del Rocciamelone.

Nei primi anni ’60 Cichin costruì anche un fabbricato a Cantoira dove inserire una sala cinematografica. Fu il primo cinema in assoluto nelle valli di Lanzo.

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Il Lago Alpe Dei Cavalli della Valle Antrona

Il Lago Alpe dei Cavalli è un bellissimo lago artificiale del Parco Naturale della Valle D’Antrona. In tale Parco sono presenti quattro bacini artificiali: il Lago di Cingino, il Lago di Campliccioli, il Lago di Antrona, il Lago di Camposecco ed infine il Lago Alpe dei Cavalli.

Il Lago dei Cavalli, detto anche Lago di Cheggio, piccola località sottostante il lago il cui nome significa “luogo esposto al sole”, è nato a seguito della costruzione di una diga del 1927. L’antico lago è scomparso a causa dell’erosione del cordone morenico che ne costituiva l’argine naturale diventando così una pianura verde in parte paludosa.

Il sentiero è facile ed adatto a tutti e i cani sono ammessi. Ci si arriva direttamente in auto. Il parcheggio si trova a Cheggio poco prima della diga sulla destra.

Se non c’è molta neve è possibile intraprendere il giro del Lago semplicemente con gli scarponi da trekking e al più con i ramponcini per i tratti ghiacciati. Noi abbiamo intrapreso il percorso a dicembre e abbiamo trovato poca neve a tratti ghiacchiata fino a metà giro del Lago e abbiamo impiegato all’incirca 1 h. Poi il sentiero non era più ben visibile causa la neve abbondante.

Nonostante sia un lago artificiale, devo dire che mi ha colpito molto per il suo aspetto selvaggio. E’ un luogo molto suggestivo che mi ha trasmesso pace e tranquillità. Non vedo l’ora di vederlo in veste estiva ed effetuare l’intero giro ad anello.

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